mercoledì 7 aprile 2010

gerarchia e religione

Stimolato da un bel post dell'amico GIANS, osservo:
che bisogna incominciare a distinguere tra la religione (per cui rimando a miei vecchi post) e la gerarchia.
Per esemplificare: la gerarchia sta ai principi cristiani come Stalin sta ai principi di eguaglianza e liberazione dei popoli.

Detto questo si devono ricordare le armi della gerarchia:
1- la PAURA, i fedeli devono essere sempre impauriti, non toccarti che Dio ti vede; attento ai fulmini di Zeus; fai il bravo che arriva la peste; obbedisci che arrivano le piaghe e la carestia.
2- ma se la vita è una continua paura perchè dovrei vivere e non gettarmi dalla Rupe? Ecco che ti sfoderano la seconda terribile arma: la SPERANZA. E allora: soffri in questa valle di lacrime che sarai premiato al di là. Sii mite e tuo sarà il regno dei cieli. Prenditelo in quel posto e taci (è più facile se sei sordomuto) che poi sarai alla destra di Dio ... dopo.

Insomma un tira e molla (sofferenza di qua e speranza di vita eterna di là) che funziona da migliaia di anni. Che si sposa all'esercizio del potere temporale, alla gestione delle offerte caritatevoli, degli ospedali, delle mutue di soccorso, con le missioni. Tutto un apparato che va a braccetto col potere prima dell'Imperatore, poi del principe, fino a quello della grande industria.

C'è un rimedio a tutto questo?
Certo che c'è e non è la fiducia cieca nella scienza e nella sua applicazione, la Tehcne. Il rimedio è nella vera filosofia. Quella che ci indica la verità (e la V maiuscola non è necessaria, tanto è forte il sostantivo).

22 commenti:

ettore ha detto...

"La Paura e la Speranza", è il titolo di un libro di Giulio Tremonti :un motivo ci sarà !

Scusa se sono andato OT, ma non ho saputo resistere.

ettoregonzaga

Arci ha detto...

figurati ETTORE, pare che Giulio aspiri a Palazzo Chigi ... spero che non punti invece a palazzi oltre Tevere ;)

Gians ha detto...

Condivido, anche se tu mi parti avvantaggiato, infatti se non ricordo male, tu con la filosofia giochi in casa almeno di rimbalzo. ;)

enne ha detto...

Insegni filosofia non mi dire non mi dire??

Arci ha detto...

già, caro GIANS, ci gioco di rimbalzo ;)
Vedi io ritengoo che ai credenti non si debba opporre una certezza eguale e contraria: dio non esiste. A pensarci bene infatti anche l'ateismo è una credenza. E non è più probebile che dio esista piuttosto che non esista.

Al fideismo occorre saper opporre una visione del mondo che dimostri la non necessità di credere.
E' quello che io chiamo la VERA FILOSOFIA. Ma che poi non spiego mai cosa sia ... ;)

Arci ha detto...

no, cara N, non la insegno e non l'ho nemmeno studiata a scuola. Per questo ne capisco qualcosa ;)

Un vecchio professore di Filosofia Teoretica ha scritto che per come la si studia, tanto vale farne a meno.

Io la studio da autodidatta. Per cui ho del mondo una visione ben precisa, diciamo che ho raggiunto delle certezze. Ma non è possibile comunicarle, non serve fare delle lezioni o scrivere un libro, né consigliarne la lettura di uno o più.

Per trasferire questa visione del mondo avrei bisogno di dialogare per un bel po' di tempo con 3 - 4 persone curiose di approfondire con me. Questo mi piacerebbe farlo, magari tra 5 anni quando sarò in pensione e sarò libero di far quel che mi pare.

Gians ha detto...

Non ho mai pensato infatti che un messia non sia esistito, ho semmai pensato al fatto che di dei ne esistano e pure tanti. Detta la sciocchezza mi spiego meglio, contestare ai credenti l'esistenza di un loro messia, è un approccio sbagliato per contestare le loro posizioni. Filosoficamente parlando concedo a chiunque il credere in ciò che preferiscono.

Arci ha detto...

benissimo GIANS, partiamo da questa posizione liberale e tollerante: ognuno creda in quel che vuole.

Il problema che rimane è: come impedire che la gerarchia travalichi e cerchi di imporre l'insegnamento non solo a chi crede, ma a tutti gli altri?

Non con la lotta in nome di una apposta credenza, penso io, ma con un atteggiamento civile liberatorio che consiste nel dimostrare (e vivere di conseguenza) che si può essere liberi dalla paura e dalla speranza.

AlterEgo ha detto...

Caro Arci, l'atteggiamento civile "liberatorio" che tu indichi non è esso stesso una "lotta" per l'affermazione di un principio? E la "dimostrazione" cui esso tende, non è forse (anch'essa) esercizio di supremazia di una opposta credenza?

Anonimo ha detto...

ciao....sai nulla di RiformistAlchemico?cioè Damiano!ciao da Esperia

Arci ha detto...

Caro ALTER, non è semplice da spiegare. Ma non è una diversa credenza, come penso che sia l'ateismo.

E' un atteggiamento che rende non necessario attaccarsi ad una credenza.
Se vuoi ne parliamo. Sei tornato ? a presto ;)

Arci ha detto...

ESPERIA,no non ne so nulla. Tornato dalle vacanze è sparito dalla blogosfera. E' tra i blogger che preferisco ma, purtroppo, non ho canali privati di comunicazione.

Se lo rintracci fammi sapere, grazie.

AlterEgo ha detto...

credo di aver compreso il senso del tuo post, che condivido. La mia era una sollecitazione "logica". Bisogna poi intendersi sul significato delle parole e sul valore delle definizioni. Se per ateismo, per es., si intende la non credenza nel dio delle religioni rivelate, nel dio antropomorfo insegnato al catechismo, o una fideistica accettazione di un essere trasncendente, allora rivendico per me la definizione di ateo.

Arci ha detto...

infatti, caro ALTER, il discorso è complicato dal linguaggio. Per fare considerazioni di questo tipo occorre anzitutto intendersi sul significato di tutte le parole.
Il Dio monoteista che tu descrivi è cosa ben diverso da quello di Spinosa o dal senso religioso orientale.

Bisogna trovare occasione di approfondire, ... a presto ;)

enne ha detto...

Quel giorno fammi un fischio.

Marcoz ha detto...

"il discorso è complicato dal linguaggio. Per fare considerazioni di questo tipo occorre anzitutto intendersi sul significato di tutte le parole"

Fondamentale. Ed è un processo che impegna un sacco di risorse, devo dire.

Arci ha detto...

cara N, lo farò ben volentieri ;)

Arci ha detto...

caro MARCOZ, c'è il problema di intendersi. Ma è solo una complicazione che attiene gli strumenti.
Oggi la filosofia è una gran pippa di parole. Si è perso il senso dello scopo.

Che sarebbe, a mio modo di vedere, il seguente: ragionare sulle cose per arrivare alla verità sul senso della nostra esistenza. Per fare che?
Per vivere meglio, per essere felici, per essere sereni, per prendere dal mondo quello che effettivamente ci serve, per dare quello che può servire ad altri. Tutto qui.

Riguarda dunque la vita, non la cultura.

Gians ha detto...

Wow, ma nessuno di voi ha pranzato?

ps, se ci sei vado su skipe, che il tempo stringe. :)

Arci ha detto...

ci sono

Marcoz ha detto...

"Riguarda dunque la vita, non la cultura."

Mi dispiace per te, carissimo, ma condivido anche questo.

Un saluto

Arci ha detto...

mi sa, caro MARCOZ, che sono sulla cattiva strada ;))

PS: quì l'emotion ci vuole e ce lo metto !!